venerdì 17 maggio 2013

A Proposito di Bilancio - L’Avanzo di Amministrazione


Un gentile lettore ci ha chiesto di spiegare cosa è l’avanzo di amministrazione, quindi approfittiamo di tale domanda per cercare di fare chiarezza sul bilancio e su come si dovrebbe gestire.



Premessa

Facendo un parallelo con una realtà che tutti tocchiamo con mano, possiamo pensare al Bilancio di previsione di un Comune come al bilancio di previsione di una qualsiasi famiglia, perché i due concetti sono quasi perfettamente sovrapponibili.
Facciamo un esempio concreto. Una famiglia, a fronte di una previsione di entrate derivante da uno stipendio, terrà conto, innanzitutto, delle spese necessarie: cibo, vestiti, pagamento delle bollette (del telefono, della luce, del gas e dell’acqua), affitto, benzina per l’auto, tasse, bolli, assicurazioni, rimborso dei prestiti eventualmente contratti.
Tolte tutte queste spese, quello che rimane è il risparmio che la famiglia potrà dedicare agli investimenti: acquisto della casa, di una nuova automobile o di titoli (obbligazioni, azioni), interventi di ristrutturazione dell’abitazione, rinnovo degli elettrodomestici, ecc.

Per garantire una corretta gestione del bilancio, il legislatore ha imposto alcune regole, che, prima di essere contabili, sono di buon senso:
  • il vincolo di pareggio di bilancio (per cui le uscite non possono superare le entrate);
  • il vincolo degli impegni pregressi (cioè il rispetto degli gli impegni assunti negli anni precedenti);
  • il vincolo dell’equilibrio finanziario nel medio e lungo periodo;
Il primo vincolo è evidente: non si può spendere di più di quanto si incassi. Come diretta conseguenza, si ha che, prima di ogni spesa aggiuntiva, si devono reperire i fondi per sostenerla (oppure si deve tagliare su quelle già previste).
Il secondo vincolo indica che si deve tenere conto degli impegni che si sono assunti negli anni precedenti, che necessariamente devono essere rispettati (ad esempio, le rate dei mutui).
Facendo il rapporto fra queste spese (impegni precedenti) e la Spesa corrente, si valuta in che maniera queste incidono in Bilancio: questo rapporto si chiama “indice di rigidità della spesa”.
Ma esistono anche altri costi di cui si deve tener conto, quali, ad esempio, le spese per il riscaldamento, per l’acqua, l’energia elettrica, il carburante per gli automezzi, i corrispettivi per i contratti dei servizi appaltati, i compensi ai professionisti per gli incarichi, il rispetto delle convenzioni stipulate e così via.
Il terzo vincolo è anch’esso chiaro, perché “le scelte di ieri” hanno importanti riflessi sulla “gestione di oggi”, così come “le scelte di oggi” avranno importanti riflessi sulla “gestione del futuro”.
Appare così evidente che il ricorso ai mutui, le assunzioni di personale, la vendita o l’acquisto di patrimonio immobiliare devono essere non solo sostenibili nell’immediato, ma anche nel futuro, per garantire al Comune un equilibrio finanziario di medio/lungo periodo.
Fatta questa doverosa precisazione di ordine tecnico, è chiaro che gli amministratori devono essere attenti agli interessi dei cittadini, soprattutto in un periodo di grande difficoltà economica, in cui le famiglie faticano a far quadrare il loro bilancio. Un dato significativo, di cui si deve tenere conto, è che il 98% delle entrate correnti derivano solo ed esclusivamente dalle scelte della maggioranza, ragion per cui queste devono essere fatte con la massima oculatezza. Si presume, quindi, che un’amministrazione saggia e seria debba vigilare costantemente sull’andamento del bilancio (tanto entra- tanto esce), in modo da evitare squilibri.

L’avanzo Di Amministrazione

La gestione complessiva dell’amministrazione finanziaria di un Comune si conclude con il rendiconto di gestione o conto consuntivo, nel quale voci importanti sono proprio l’avanzo e il disavanzo. In pratica, si mettono a confronto tutte le entrate e tutte le uscite dell’ente, previste nell’anno di riferimento e in quelli precedenti. Il risultato finale è definito avanzo, se positivo, mentre è detto disavanzo, se negativo. Nel caso di Villa d’Adda, come già evidenziato nel post precedente, negli ultimi cinque anni si rilevano valori di avanzo impressionanti.

Avanzo di Amministrazione degli Ultimi Cinque Anni
2008 2009 2010 2011 2012
 480.940,38 €   767.126,69 €   347.345,84 €   460.088,42 €   873.080,42 € 

Su questo punto, El@ ha sempre espresso critiche significative, evidenziando le contraddizioni di una gestione approssimativa, per cui si prelevano ingenti quantità di denaro dalle tasche dei cittadini, attraverso il sistema della tassazione ICI/IMU e addizionale IRPEF, avanzandone poi una grande quantità per previsioni di interventi che non vengono effettuati.
A questo proposito, richiamiamo l’autorevole espressione della Corte dei Conti - Sezione Regionale di controllo della Lombardia, che, in data 25 marzo 2009, ha definito l’Avanzo di Amministrazione:

« [omissis...] L’Avanzo di Amministrazione si configura quale risparmio pubblico, ovvero eccedenza di risorse sottratte ai contribuenti e agli utenti, rispetto alle previsioni di spesa per i servizi da erogare. Perciò l’Avanzo di Amministrazione non è dunque classificabile come utile di gestione, e se superiore alle percentuali fisiologiche rapportate alle entrate correnti, può rappresentare un sintomo di eccessivo prelievo fiscale, non coerente con le reali esigenze di spesa dell’ente locale. [omissis...] »
Concetto molto chiaro. In sostanza, l’Avanzo di Amministrazione, essendo da considerare come risparmio pubblico (e non un utile aziendale), quando è consistente (superiore alle percentuali fisiologiche rapportate alle entrate correnti), non rappresenta oggettivamente un fatto positivo per i cittadini, anzi “può rappresentare un sintomo di eccessivo prelievo fiscale”.
L’avanzo, quindi, deriva dal fatto che non tutte le risorse disponibili sono state impegnate per la soddisfazione dei bisogni della collettività. Un comune ha il dovere di chiudere i propri conti con un risultato il più possibile vicino al pareggio di bilancio. In caso contrario, l’amministrazione non ha agito con la correttezza e l’attenzione che la gestione dei soldi pubblici richiede. Le risorse che sono prelevate dai cittadini sotto forma di trasferimenti devono essere impegnate nella soddisfazione dei bisogni collettivi. Altrimenti i casi sono due: o si è sbagliata la previsione ed ai cittadini si è chiesto più di quanto necessario, oppure non tutte le risorse sono state impiegate, lasciando taluni bisogni collettivi insoddisfatti. Nell’uno e nell’altro caso, il giudizio sull’operato degli amministratori e dei funzionari non può essere positivo.
A questo punto, bisognerebbe chiedersi che senso abbia chiedere ai cittadini il 5 per mille di IMU sulla prima casa oppure non asfaltare le strade, per poi chiudere i conti con un avanzo d’amministrazione di centinaia di migliaia di euro.
Sperando di aver chiarito definitivamente che l’avanzo di amministrazione NON è un tesoretto, ringraziamo il gentile e attento lettore di averci fornito l’opportunità di approfondire un tema di grande importanza.

“IO CI TENGO AL MIO PAESE”
Veniero Arrigoni, El@

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